Inceneritore riacceso senza informare i consiglieri comunali

Abbiamo appreso oggi da un articolo pubblicato sul Tirreno che l’impianto di Montale è stato riacceso e non nascondiamo una forte preoccupazione come cittadini nell’aver letto la notizia.
In effetti l’impianto, per chiare urgenze economiche, è stato riacceso in fretta e furia senza rispondere a due quesiti fondamentali:
1 E’ bastato un piccolo incendio dell’argine, spento in poche ore, per provocare il black-out dell’impianto?
2 Sono state verificate possibili emissioni di diossine o di altre forme di inquinanti maggiori ai limiti di legge? (dato che la fase di spegnimento è una fase critica, in cui si possono produrre una quantità elevata di inquinanti).
Alla preoccupazione sull’effettiva sicurezza dell’impianto – facciamo notare che dopo gli sforamenti del 2007, negli ultimi tre anni l’inceneritore di Montale è stato protagonista di un incidente all’anno dal 2015 (2015 sforamenti delle emissioni e relativa chiusura, 2016 rottura tubo della turbina e relativa chiusura, 2017 Black-out provocato dagli UPS) – si aggiunge quella di una gestione politica da parte dell’amministrazione assai grave.
Non solo non ci hanno inviato i documenti in cui Ladurner relaziona sull’accaduto, nonostante avessimo fatto richiesta ufficiale per scritto di ottenere tutti i documenti, ma si sono scordati di comunicare ai consiglieri di opposizione, ma non al giornale Il Tirreno, non solo la presenza della relazione, ma che ieri l’inceneritore avesse iniziato le lunghe procedure di accensione. Ecco la famosa trasparenza del Comune di Agliana.

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Comunicato precedente in relazione al Black-out dell’inceneritore:

L’inceneritore di Montale non risulta operativo da tre giorni a causa dell’interruzione di corrente elettrica avvenuta domenica scorsa ed ancora non sono state concluse le verifiche sulle cause dell’accaduto, soprattutto in riferimento a una possibile relazione con l’incendio che nello stesso pomeriggio di domenica scorsa è divampato sull’argine dell’Agna a pochi metri dall’impianto.
Abbiamo richiesto la convocazione urgente della commissione Ambiente, invitando sia Ladurner, Cis Spa e Arpat, in modo da poter approfondire i motivi del fermo impianto e capire se esiste o meno una possibile relazione con l’incendio divampato sull’argine dell’Agna. Inoltre chiediamo che venga redatta una relazione tecnica da parte di Ladurner/Cis Spa/Arpat in modo che siano spiegate le cause del black-out oltre che una valutazione dell’impatto ambientale di questo episodio ciò per scongiurare che vi siano state delle emissioni superiori ai limiti imposti dalla legge. Tale relazione dovrà essere inviata celermente alle 3 amministrazioni dei comuni proprietari, le quali dovranno poi provvedere a inoltrarla a tutti i consiglieri comunali possibilmente prima della relativa commissione.
Per ultimo chiediamo di riferire se il black-out ha generato/genererà una perdita economica nel bilancio del Cis Spa e nel caso vi fosse di quantificare il danno economico giornaliero, in modo tale da poter verificare che non vi siano problemi nel pagamento del mutuo, necessario per la chiusura dell’impianto.

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Un’altra triste pagina del nostro Comune. 5 persone perderanno il lavoro per un bando mal scritto.

Il nostro Comune non ha un gran rapporto con i bandi di gara e lo dimostra sia la storia del Palacapitini, sia laseguente che vi racconteremo in questo articolo, dove 5 persone perderanno il posto di lavoro a tempo indeterminato. Dopo l’aggiudicazione tramite gara al massimo ribasso, è stato stipulato tra il Comune di Agliana e la Cooperativa sociale Prod. 84 di Pistoia il contratto per la gestione del servizio di pulizie dei plessi comunali per la durata totale di 9 mesi (dicembre 2017). La Prod. 84 ha tuttavia dichiarato che per ragioni economiche, essendo l’appalto al ribasso, non avrebbe riassunto tutti  e 5 i lavoratori impiegati a tempo indeterminato da anni sul servizio, riassorbendone solo due a sua scelta con contratto a termine di un mese e procedendo in seguito con una nuova assunzione a termine. La Cooperativa ha giustificato la propria posizione affermando che la clausola di salvaguardia contenuta nel capitolato di gara non era a suo parere abbastanza stringente, tanto da ritenere di non avere alcun obbligo di riassumere il personale già impiegato nel servizio.La Cooperativa uscente, che ha gestito i servizi fino al subentro di Prod. 84 e che ha perso l’appalto, sta utilizzando le ferie residue e i permessi per la copertura salariale dei lavoratori rimasti in esubero, ma a breve procederà con i licenziamenti.

Dopo questi fatti chiediamo al Sindaco di rispondere alle seguenti domande:

1) Come mai nel capitolato di gara non erano state inserite clausole sociali ben chiare e stringenti?

2) Come mai è stato deciso di aggiudicare la gara al massimo ribasso e non con l’offerta economicamente più vantaggiosa?

3) E’ intenzione dell’amministrazione procedere con una revoca dell’appalto per indire una nuova gara?

4) Quali azioni l’amministrazioni ha deciso di  intraprendere oppure intraprenderà per risolvere il problema?

Testo Integrale: Interrogazione Dipendenti

Il rispetto delle regole nel nostro Comune

E’ passato quasi un mese da quando abbiamo protocollato un’interrogazione in cui chiedevamo all’amministrazione se fosse a conoscenza del continuo traffico di Tir sopra il cavalcavia autostradale di via Matteotti.  In questi ultimi due mesi, molti cittadini ci hanno segnalato (con numerose fotografie) che sul ponte, nonostante la cartellonistica stradale indichi il divieto di transito per i mezzi pesanti, vi è un traffico continuo di autoarticolati. Chiediamo se l’amministrazione:

1) abbia chiesto un incontro con le aziende situate aldilà del cavalcavia per metterle a conoscenza del divieto;

2) di aver valutato con loro un percorso alternativo per i camion;

3) del perchè dopo l’ordinanza la Polizia Municipale non abbia presidiato il ponte per dissuadere gli autotrasportatori ad utilizzare il cavalcavia.

Chiediamo un intervento urgente dell’amministrazione, che ancora una volta si è preoccupata solo di fare il solito compitino senza verificare l’attuazione di tale ordinanza,  considerando la situazione pericolosa per la sicurezza stradale poichè il cavalcavia passa sopra l’autostrada.

 

Interrogazione Cavalcavia Via Matteotti

 

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Il fallimento di YouBus (e del progetto di smart city)

Circa due anni fa, discutemmo la mozione del Partito Democratico “Agliana Smart City” presentata con il nobile obiettivo di rendere la nostra cittadina più vivibile e sostenibile a livello ambientale.
Immediatamente ci rendemmo conto della complessità del problema e che non fosse sufficiente abbinare al nome del nostro Comune due paroline in inglese per rendere Agliana una “città intelligente”.

Tra le intenzioni fumose di quella mozione, vi era la creazione del servizio “Youbus”: attraverso questo progetto, l’amministrazione si proponeva di creare una piattaforma web che sarebbe servita ai genitori per potersi mettere in contatto  ed organizzarsi per portare i bambini a scuola condividendo così il trasporto.

Non abbiamo mai messo in discussione le finalità del progetto (ridurre il traffico stradale e quindi l’inquinamento), quanto le possibilità di realizzazione nella nostra comunità.
Non è sufficiente riprendere un progetto realizzato in altre realtà perché questo automaticamente funzioni, poichè è necessario adattarlo alle esigenze particolari del territorio. Prima di discutere della mozione e del progetto, come gruppo ci eravamo documentati sulle esperienze di condivisione del trasporto scolastico in altre città e avevamo scoperto che la maggior parte di queste era completamente fallita e nei casi di successo si trattava di grandi realtà e non di piccoli comuni come il nostro.
E’ facile capirne il motivo: in un paese come il nostro, dove vi è un tessuto sociale forte e radicato, i genitori non hanno difficoltà a mettersi d’accordo su chi debba accompagnare i figli a scuola e sicuramente non avranno bisogno di una piattaforma web anonima e fredda.
Chi affiderebbe il proprio figlio ad un altro genitore, senza conoscerlo, su un sito web? Saremmo curiosi di sapere quanti della maggioranza hanno o avrebbero utilizzato questo progetto da loro definito intelligente!!!!

Purtroppo in consiglio comunale siamo visti come i soliti gufi, che criticano a prescindere l’operato della maggioranza; al contrario, il nostro lavoro di studio e di conoscenza del paese, ci ha permesso di dubitare sin dall’inizio che tale progetto funzionasse e da subito sostenemmo che le risorse umane ed economiche (3.000 euro) del Comune sarebbero dovute essere destinate in altri progetti più urgenti e utili ai cittadini.

A distanza di due anni abbiamo presentato un’interrogazione per verificare se il progetto era partito, quante famiglie avevano aderito e là dove non fosse partito i motivi di tale fallimento. La risposta non lascia margini di interpretazione: nessuno ha aderito!

Non basta snocciolare due parole in inglese per proporre qualcosa di sensato: sarebbe bastato parlare con i genitori per  capire che non c’era bisogno di una piattaforma web e far emergere delle proposte che senza ombra di dubbio si sarebbero rivelate più intelligenti!!!!

Mozione Fondo Accantonamento

Nel 2015 i Sindaci di Agliana, Quarrata e Montale per far fronte alle difficoltà della nostra azienda partecipata di pagare le rate del mutuo, che fu preso per la ristrutturazione dell’impianto di Montale, autorizzarono il Cis  spa a rimodularlo, prevedendo alla data di scadenza il pagamento di una maxirata finale di 8.500.000 euro. Il tutto in rigoroso silenzio, tanto che i consigli comunali dei tre comuni proprietari dell’impianto vennero a conoscenza dell’operazione l’anno seguente e per mezzo della stampa.
L’operazione ci preoccupò molto e poiché non avevamo avuto garanzie da parte dell’amministrazione di come avremmo trovato le risorse necessarie per il pagamento della maxirata (il cui pagamento è fondamentale per la chiusura dell’impianto di Montale, poiché i Sindaci hanno sempre detto che la chiusura sarebbe arrivata nel 2023 al pagamento del mutuo), avevamo chiesto con una mozione la creazione di un fondo di accantonamento funzionale al reperimento delle risorse necessarie per l’estinzione del mutuo. La nostra mozione fu bocciata da parte della maggioranza, senza dare delle spiegazioni chiare all’interno del Consiglio Comunale.
Abbiamo deciso di protocollare la medesima mozione, aggiornandola ad oggi, poiché l’amministrazione in occasione di una delle ultime sedute della Commissione Ambiente si è detta disponibile ad utilizzare le risorse del ristoro ambientale per il pagamento del mutuo (cosa che abbiamo chiesto da più di un anno).
Per questo chiediamo all’amministrazione:

1 Creazione sul bilancio del Comune di Agliana di un Fondo di Accantonamento Comunale per il pagamento della rata finale del Mutuo dell’inceneritore con accantonamento annuale degli importi derivanti dal ristoro ambientale, dovuto ai comuni a partire dall’inizio dell’assegnazione della gara di gestione dei rifiuti al gestore unico, o comunque di una quota parte dello stesso ristoro ambientale, al fine di garantire, unitamente al CIS, la quota annuale necessaria per il saldo definitivo del mutuo.

2 Definire urgentemente un accordo con il Comune di Montale affinché venga creato il medesimo Fondo di Accantonamento Comunale per il pagamento della rata finale del mutuo dell’inceneritore attraverso l’accantonamento degli importi derivanti dal ristoro ambientale.

Il Partito Democratico, durante la seduta del Consiglio Comunale, ha proposto un emendamento per modificare completamente il nostro dispositivo finale con uno molto meno stringente in cui si richiede al Sindaco di farsi promotore con gli altri Comuni proprietari di utilizzare le risorse del ristoro ambientale per il pagamento della maxirata finale. Abbiamo deciso di approvare lo stesso la mozione emendata, anche se chiaramente meno stringente, perchè pensiamo che questo possa essere il primo passo per reperire le risorse necessarie per il pagamento del mutuo in vista della chiusura dell’impianto. Noi siamo convinti che possano esserci anche altre strade da percorrere per estinguere il mutuo prima del 2023 (ne avevamo individuate alcune con la mozione bocciata in precedenza) e che le attuali amministrazioni non stiano lavorando in tal senso, per questo proveremo passo dopo passo nell’individuare tutte le soluzioni possibili per chiudere il prima possibile l’impianto.

FONDO ACCANTONAMENTO

Risposta alla nostra interrogazione sul PalaCapitini

In risposta all’interrogazione presentata dal Gruppo Consiliare Agliana in Comune in data 10/03/2017, relativa alla situazione del fondo in parquet del Palazzetto dello Sport di Agliana (nonché palestra scolastica Dell’Istituto Capitini) si comunica che, alla luce di quanto ad oggi rilevato dal Direttore dei Lavori Ing. Barghini, libero professionista, le cause del rigonfiamento del parquet sono dovute alla impedita dilatazione della nuova pavimentazione, che risulta essere stata posata con margini di franco troppo esigui rispetto all’estensione superficiale della pavimentazione stessa. L’impresa esecutrice è intervenuta in più riprese ma gli interventi correttivi ad oggi effettuati non si sono mostrati risolutivi.

Negli scorsi giorni sono state effettuate le valutazioni da parte del D.L., con il quale il RUP si rapporta quotidianamente, per l’individuazione degli interventi che possano essere risolutivi e garantire quindi la praticabilità del campo. E’ del tutto evidente che l’opera, così come consegnata, non potrà in alcun modo essere accettata dall’Amministrazione che, a sua volta, dovrà consegnarlo alla Provincia di Pistoia.

In data 5/04/2017 l’Amministrazione ha ricevuto la relazione del D.L. con il quale viene comunicata la necessità del rifacimento del fondo di gioco, dato il persistere delle criticità emerse a pochi giorni dall’inaugurazione dell’intervento oggetto dell’interrogazione. Conseguentemente, come prima azione di rivalsa, in data 06/04/2017 il Comune di Agliana ha provveduto a comunicare alla ditta esecutrici dell’opera (D.G.S Costruzione S.r.l.s.) che saranno attivate le procedure previste dal co. 7 art. 103 D.Lgs 50/2016, ovvero ci si avvarrà della polizza assicurativa in essere che copre i danni subiti dalla stazione appaltante. Con la comunicazione suddetta si è per tanto richiesto alla Ditta esecutrice di attivare la propria compagnia assicurativa per effettuare quanto prima le ispezioni necessarie.

Nella fase della esecuzione stretta si ribadisce l’esclusiva competenza dell’impresa e della Direzione dei Lavori sulla riuscita dell’opera.

L’amministrazione comunale conferma il proprio deciso impegno a risolvere quanto prima la situazione del PalaCapitini al fine di restituire la piena fruibilità dell’impianto all’Istituto scolastico ed alle associazioni sportive che ne fanno uso, procedendo a carico dei responsabili che hanno determinato i problemi riscontrati.

Quanto sopra descritto consiste nella prima operazione di istruttoria necessaria al fine di ottenere il ripristino del campo di gioco nelle conformità previste o il dovuto risarcimento per il danno subito; altri provvedimenti seguiranno in relazione alle valutazioni effettuate dalla compagnia assicurativa.

Il fallimento della politica ambientale del Comune di Agliana

Nell’ultimo Consiglio Comunale,  l’amministrazione ha approvato l’ultimo piano finanziario redatto direttamente da CIS srl.
Era l’ultima occasione per la nostra amministrazione di incidere direttamente sulla gestione dei rifiuti ed il loro smaltimento prima del passaggio di consegne ad Alia Spa (https://aglianaincomune.wordpress.com/2016/12/23/alia-dove-gli-utili-conteranno-piu-dei-cittadini/vedi articolo link) ed è stata miseramente fallita, come negli anni passati, palesando un’incompleta incapacità da parte dei nostri amministratori.

In effetti, possiamo affermare che l’ultimo piano finanziario del Cis simboleggia il totale fallimento della politica ambientale del nostro Comune per i seguenti motivi:
1)    E’ vero la Tari è stata diminuita di un punto e mezzo percentuale, ma in realtà ha subito un ulteriore aumento perché l’anno scorso fu aumentata di 3 punti percentuali per la creazione di un fondo a garanzia dei mancanti pagamenti. L’anno scorso l’amministrazione affermò che l’aumento sarebbe stato solo per il 2016, allora ci chiediamo come mai la tariffa non è scesa di 3 punti tornando al livello del 2015?!?

2)    La Tari è stata ridotta con una forzatura economica molto pericolosa per il bilancio comunale. In effetti è stato possibile stimando un aumento della raccolta differenziata (secondo il concetto che bruciamo meno i nostri rifiuti ed incassiamo di più sui rifiuti portati dagli altri comuni) quando ormai è 4 anni che la raccolta differenziata diminuisce di un punto e mezzo percentuale all’anno. Visto che l’amministrazione non ha intrapreso nessuna azione per invertire questo trend negativo, ci chiediamo: se non vi sarà l’aumento della raccolta differenziata prevista nel piano finanziario, il prossimo anno di quanto aumenterà la Tari per coprire il disavanzo generato?!

3)    Anche per quest’anno niente Tariffa Puntuale per rendere equa la Tari e far sì che anche nel nostro Comune si possa raggiungere una quota del 90% di raccolta differenziata. Il direttore dell’ATO TOSCANA CENTRO ha detto che dovremmo aspettare fino al 2020: eppure alla nostra domanda se come Comune di Agliana fossimo pronti per farla, ha detto di si. E’ mancata chiaramente la volontà della nostra amministrazione.

4)    Aumento esponenziale dei rifiuti indifferenziati prodotti nel nostro Comune: nel 2013 sono stati raccolti 2.280t, nel 2016 2.866t.

5)    Diminuzione della Raccolta Differenziata dal 72,35% del 2013     al 66,31% del 2016.

6)    Il fallimento delle Gav. L’anno scorso eravamo convinti che le GAV non avrebbero fatto aumentare la raccolta differenziata e purtroppo avevamo ragione. Inoltre l’amministrazione non ha fatto neanche un resoconto della loro attività e non abbiamo alcun dato per capire il motivo del loro fallimento. Eppure già pensano di sostituirle con degli ispettori ambientali (o ecologici) senza sapere del perché le Gav abbiano fallito. Cambia il nome, ma il risultato sarà lo stesso.

7)    Il meccanismo a punti per la riduzione della Tari ad Agliana non è partito. Eppure l’anno scorso abbiamo redatto ed approvato un buon regolamento, ma il Cis non ha fatto niente per attuarlo. Morale della favola a Quarrata il sistema funziona ed Agliana no. Il motivo? Il totale disinteresse della nostra amministrazione.

E’ chiaro che a stare fermi ed immobili come la nostra amministrazione, non possiamo che tornare sempre più indietro.

 

Articolo

ALIA, dove gli utili conteranno più dei cittadini.

Al Consiglio Comunale abbiamo deciso di votare contro al progetto di fusione di Quadrifoglio, Publiambiente, Asm  e Cis. Vi spieghiamo il nostro voto in 8 punti.

1 RISPETTO DELLE REGOLE: Per regolamento l’amministrazione è vincolata ad inviare le singole delibere dei punti dell’ordine del giorno almeno due giorni prima della seduta del Consiglio Comunale: le delibere sul progetto di fusione, del regolamento del commercio sono arrivate la mattina stessa del Consiglio Comunale. Chiediamo il rispetto per le regole per il ruolo che ricopre il Consiglio Comunale, non è accettabile che i consiglieri comunali non possano avere il tempo materiale per studiare e proporre delle modifiche. Siamo riusciti ad ottenere lo spostamento del Consiglio Comunale, ma questo ci dimostra il concetto di democrazia di chi, solo qualche giorno fa, voleva stravolgere la nostra Costituzione per favorire la partecipazione democratica.

2 MANCANZA DEI DOCUMENTI: PIANO DI RIENTRO DEL MUTUO: Nell’ultima ed unica commissione (più che sufficiente per spiegare il progetto di fusione) avevamo chiesto di avere alcuni documenti necessari per poter approfondire il futuro del nostro impianto riguardo al progetto di fusione. Tra i documenti richiesti vi è il famoso piano di rientro del mutuo, rimodulato ormai da più di un anno con l’aggiunta della maxirata finale. Il piano di rientro risulta necessario per comprendere se con le nuove tariffe di conferimento (che ancora ufficialmente non conosciamo) sia possibile pagare la rata finale del mutuo nel 2023, condizione necessaria per poter chiudere il nostro impianto. Riteniamo grave questa mancanza dell’amministrazione, frutto di incapacità e leggerezza, perché andiamo ad approvare una fusione senza sapere a quali condizioni economiche andrà incontro il CIS Spa, attuale proprietario dell’impianto.

3 MANCANZA DI UN PROGETTO DI GESTIONE DELL’IMPIANTO: Vi ricordate le famose convenzioni che abbiamo scoperto grazie all’intervento del difensore civico? Ecco sono di nuovo scomparse, eppure in un momento delicato come questo, in cui si procede ad una fusione dovremmo essere a conoscenza delle convenzioni che verranno firmate tra la nuova azienda ALIA e il CIS Spa in cui si disciplina a quali condizioni il nostro impianto opererà. Nelle vecchie convenzioni contestammo il fatto che il nuovo gestore si arrogava completamente il diritto di decidere come e quando chiudere l’impianto, sottraendo tale decisione ai Sindaci proprietari, in quelle nuove non sappiamo cosa si stabilirà, ma il presentimento è niente di buono.

4 MANCANZA DI TRASPARENZA: CHI SARA’ IL PROPRIETARIO DELL’IMPIANTO?:  Non solo non ci hanno inviato dei documenti fondamentali per capire il futuro del nostro impianto, ma tra quelli inviati vi è una bozza incompleta in alcuni sui punti: i patti parasociali. Anche In commissione abbiamo chiesto la modifica del seguente punto dei patti:

Le Parti (ci teniamo a sottolineare CIS Spa, proprietario dell’impianto) con il presente Patto si impegnano, in via generale, a definire le condizioni per conferire, assegnare o comunque far confluire nella Società tutti gli assets impiantistici di rispettiva pertinenza, relativi agli impianti in esercizio o in fase di realizzazione nell’ATO Toscana Centro entro.

E’ chiaro che il Cis spa, proprietario dell’impianto, si impegna a conferire, assegnare o confluire l’inceneritore di Montale. Eppure più volte abbiamo chiesto ed ottenuto che la proprietà dovesse rimanere dei tre Comuni, senza essere in nessun modo coinvolta nella fusione. Durante la commissione, scopriamo con stupore che la nostra proposta di modifica non può essere accolta perché tali patti sono già stati approvati dal Cda del CIS Spa e vanno votati così come sono. Solo successivamente, in consiglio comunale, scopriamo che i patti si possono essere modificati (Pistoia l’ha fatto), ma non è la loro intenzione, lasciando la possibilità ad ALIA di richiedere a CIS spa la possibilità di far confluire dentro la nuova azienda l’impianto. Siamo così sicuri che la proprietà rimarrà dei tre Comuni?

5 VISIONE FIRENZECENTRICA: La nuova società avrà un unico grande padrone Quadrifoglio, quindi il Comune di Firenze, che con il suo 58% finalmente potrà controllare e decidere delle politiche sui rifiuti anche degli altri comuni dell’ATO Toscana centro. E’ evidente che con la nuova società i territori conteranno sempre di meno, creando un’azienda il cui unico fine sarà generare profitto e non un servizio verso la collettività. La governance aziendale lo dimostra chiaramente, gli ex soci di Quadrifoglio (Comune di Firenze) non solo avranno la possibilità di nominare ben due membri del Cda su 5, ma potranno decidere sulla nomina di un terzo membro, definito indipendente, che dovrà essere eletto dagli ex soci di almeno 3 delle 4 aziende che parteciperanno alla fusione.

6 VALUTAZIONI PATRIMONIALI: Come detto in precedenza Quadrifoglio avrà un peso schiacciante con il 71% delle quote. I calcoli son stati fatti scegliendo un metodo che stima solo il patrimonio netto ed ignora altri fattori, per es., la redditività dell’azienda; per di più non sono state fatte perizie tecniche sul valore dei beni delle varie aziende, ma si sono basati sui dati a bilancio senza alcuna verifica almeno di uniformità. Quindi i cittadini dei Comuni che si sono impegnati nella raccolta differenziata, andando oltre al 65% imposto dalla legge, si vedranno penalizzati, vedendosi aumentare le tariffe nuovamente per sostenere gli investimenti necessari per quei Comuni che hanno fatto poco o nulla negli ultimi anni, come Firenze. In effetti invece di premiare i Comuni Virtuosi che hanno già sostenuto investimenti importanti, si premiano i Comuni incapaci di realizzare una gestione oculata e mirata al recupero e al riutilizzo.

7 AZIENDA DI DIRITTO PRIVATO PURO: Nel business plan di ALIA si dichiara apertamente l’intento di crescere ancora, di essere competitiva sul mercato nazionale,  di aggredire fette di mercato che esulano dal perimetro pubblico e territori lontani da quelli di origine. Un modello alla HERA, insomma una mega-utility, con una mentalità votata al mercato e alla finanza. In effetti, il primo atto significativo fatto da Quadrifoglio in vista della fusione è l’emissione di un bond e di obbligazioni per raccogliere fondi sul mercato regolamentato. Un passo, insomma, verso la finanziarizzazione e forse la quotazione in borsa.. Un passo che intanto porta l’azienda al di fuori di ogni normativa di riferimento per società partecipate pubbliche

8 MANCANZA DI CONTROLLO DA PARTE DEI COMUNI PROPRIETARI: Ci chiediamo, ma con un disegno così, che mette in campo un soggetto che lavorerà secondo logiche puramente aziendaliste, il momento di indirizzo e controllo da parte dei comuni che rappresentano i cittadini, diventa il punto centrale. Come si intende esercitarlo?

Perché la gestione dei rifiuti è uno dei temi principali del governo delle città, attiene a beni pubblici primari, come la tutela della salute e dell’ambiente. Pensare che possa essere esaurito in una logica di efficienza aziendalistica è pura follia. Ma non c’è niente da questo punto di vista che rassicuri negli atti che sono stati approvati. Un’azienda cosi grossa, dove pesiamo pochissimo, sganciata da ogni forma di controllo strutturato, chi sarà in grado di indirizzarla, evitando che l’ottica industriale si mangi quella di strumento per l’erogazione di un servizio essenziale? Per intendersi, se il business dei rifiuti speciali tirasse particolarmente, chi deciderà di spengere l’inceneritore che produce profitto? O viceversa se le isole del riuso son costose e rendono poco perché le dovrei fare? Domande, crediamo, legittime, soprattutto mentre portiamo in questa nuova realtà il pezzo più pregiato dal punto di vista della gestione.Andiamo a fonderci con realtà che hanno produzione di rifiuti mostruose (Prato arriva ai 700 kg procapite), livelli di differenziata che non arrivano in molti casi al 50%. Come faremo a garantire che si adottino le politiche che riteniamo corrette? Intanto il Business Plan di ALIA ben poco dice su riduzione di rifiuti e riuso, che sono le azioni gerarchicamente più importanti, da adottare per prime, ed invece porta dal 13 al 20% la quota di rifiuti inviati al recupero energetico (cioè all’incenerimento). E le ambizioni sulla quota di differenziata, considerando che si parla di un orizzonte temporale di 20 anni sono davvero modeste. Nemmeno si parla di far tendere allo zero, almeno in quest’arco temporale, la quota di rifiuti da inviare al recupero energetico. Sicuramente un piano mirato solo alla realizzazione degli utili e non all’attenzione per uno sviluppo sostenibile in totale rispetto dell’ambiente che ci circonda. Se pensiamo che il Comune di Capannori nel 2005 ha iniziato la RD porta a porta, nel 2012 è arrivato al 90% di RD di qualità, ed ambisce nel 2020 ad arrivare ai rifiuti zero, capiamo che ALIA non è interessata minimamente a questo tema, a meno che non intraveda una strada redditizia che possa portare a generare facili utili, ma sappiamo benissimo che oggi girano molti più soldi ed interessi nel bruciare i rifiuti.

LA NOSTRA PROPOSTA: Noi crediamo che si sarebbe dovuto impostare il tutto in maniera rovesciata. Anche nel processo di fusione, il punto centrale doveva essere l’ottica del servizio, la sua qualità, la sua capacità di rispondere al meglio a quelle esigenze di tutela di beni fondamentali. L’azienda è lo strumento, che deve esser il più efficiente possibile per ridurre al minimo gli oneri a carico dei cittadini. Non deve avere una mission autonoma di tipo puramente industriale. Altrimenti si rischia che a guidare le scelte non sia l’interesse generale, ma le logiche del business. Il modello dell’affidamento diretto “in house”, non a caso disegnato con molte limitazioni all’espansione aziendale, avrebbe garantito molto di più. Si è scelto un altro modello, in maniera un po’ culturalmente subalterna, seguendo esperienze altrui che per altro non hanno dato certo risultati incontrovertibili, sia in termini di qualità complessiva del servizio, sia in termini di costi per i cittadini.

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I DISONOREVOLI

Ieri sera abbiamo assistito ad un ulteriore brutta pagina della storia del nostro Comune. Siamo già al secondo consiglio comunale rimandato durante la seduta perché la maggioranza non riesce a rispettare le regole del consiglio comunale. In effetti mentre siamo riusciti ad ottenere il rinvio dello scorso consiglio comunale, in cui avremmo dovuto votare per l’unione dei servizi, a causa della mancanza dei documenti economici della ragioneria e del parere del collegio dei revisori, questa volta il consiglio comunale è stato rinviato perché ben tre delibere sono arrivate la mattina, violando palesemente il regolamento del consiglio comunale che obbliga l’amministrazione a consegnare i documenti 2 giorni prima del consiglio comunale. Quando abbiamo chiesto il rispetto delle regole siamo stati accusati dal Presidente del Consiglio Comunale, colui che dovrebbe essere il “garante del rispetto delle regole e dei diritti di TUTTI i consiglieri comunali”, di strumentalizzare il regolamento e che questo fosse disonorevole!
Ci chiediamo a che bassezze sia arrivata la politica ai giorni d’oggi se una figura politica di garanzia si permette di definire un consigliere disonorevole solo perché chiede il rispetto delle regole. E la maggioranza? In silenzio assoluto, senza nessuna reazione, come se quelle parole non avessero nessun significato. Un partito serio avrebbe chiesto immediatamente le dimissioni del Presidente del Consiglio, autore di una nuova e gravissima gaffe, per tutelare non solo i consiglieri dell’opposizioni offesi, ma per difendere il rispetto delle regole che più di una volta sono state violate.
Certo non dimentichiamoci che forse loro sono abituati a darsi delle facce di culo (cit. Giachetti) in totale amicizia!
In effetti su questa storia dobbiamo fare delle considerazioni. La prima è che non è la prima volta che capita, già in altri consigli comunali i documenti e le delibere sono arrivate il giorno prima o il giorno stesso del consiglio comunale, dopo tante volte che abbiamo chiesto informalmente il rispetto delle regole, abbiamo deciso di agire ponendo un dubbio di legalità sul consiglio di ieri sera.
La seconda è che nessuno ha obbligato la maggioranza a convocare il consiglio comunale ieri sera, noi in conferenza capigruppo avevamo dato piena disponibilità per qualunque data, ci chiediamo perchè hanno deciso, sapendo di violare le regole, di convocare lo stesso il consiglio comunale ponendosi per l’ennesima volta in modo irrispettoso ed arrogante nei confronti delle minoranze?
La terza, ed ultima, abbiamo deciso di porre la questione perché senza nessun problema si andava ieri sera ad approvare un progetto di fusione con una leggerezza disarmante, avendo avuto i documenti solo negli ultimi giorni e senza nessuna possibilità di approfondire la questione. Ci chiediamo ma i Consigli Comunali sono così inutili per il Partito Democratico? E’ chiaro che la decisione sia stata presa da chi comanda a Firenze, ovviamente preoccupandosi solo dei propri interessi, e la velocità con cui hanno richiesto di approvare la fusione ai Comuni senza fornirli in tempo i documenti è un chiaro segnale che per loro siamo un intralcio, un inutile passaggio democratico. Ecco la cosa più vergognosa è che abbiamo delle maggioranze a cui tutto questo va bene e non si pongono nessun tipo di dubbio, li è stato detto che questi atti devono essere approvati senza se e senza ma e questo faranno.

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